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Settore GEWE (Gender Equality and Women’s Empowerment)

Analisi del contesto
 
Il  contesto palestinese in termini di Euguaglianza di Genere ed Empowerment delle Donne, deve tenere necessariamente conto da un lato dei fattori riconducibili alla reticenza, (esistente anche in altre società patrarcali) nel riconoscere adeguatamente l’entità del contributo delle donne ai processi di sviluppo sociale, economico e politico e dall’altro, della peculiare situazione politica che caratterizza il paese.
Le donne sono tra coloro che più fortemente subiscono questa situazione che comporta difficoltà di accesso al lavoro e agli strumenti economici, ai servizi sanitari, esposizione alla violenza e all’insicurezza, mancanza di leggi adeguate e non discriminatorie.
 
Mentre il gender gap nell’educazione è del tutto colmato, nella partecipazione alla vita lavorativa, sono stridenti le differenze di genere: secondo le più recenti statistiche, in Cisgiordania, su una forza lavoro totale del 43,6%, la partecipazione femminile si ferma al 17,4%. Questi dati sono ancora più preoccupanti nella Striscia di Gaza, dove, su una forza lavoro del 40.1%, l’occupazione femminile arriva solo al 14.7%, verso quella maschile del 65%.
 
Anche i dati sulla scarsa rappresentazione delle donne palestinesi nei luoghi decisionali e a capo delle istituzioni rimandano a disuguaglianze di genere: nel 2010 la presenza delle donne nel Consiglio Legislativo Palestinese era al 13,2% con 17 deputate su 132 membri, e al 18% quella nei Consigli locali.
 
In Palestina le donne rischiano spesso la loro incolumità fisica e psicologica. La violenza contro le donne tende ad esacerbarsi in aree di conflitto, traducendosi in aggressioni ed abusi fisici e verbali all’interno e all’esterno dell’ambito familiare e in arresti arbitrari, come risulta da numerosi studi di settore. Nel 2011 i dati rilevati sulla violenza domestica evidenziano che il 29,9% delle donne sposate, il 19,5% delle donne non sposate, e il 45,8% dei bambine/i di età compresa tra 12 e i 17 anni, sono stati esposti a violenza all’interno delle mura domestiche. I Governatorati maggiormente colpiti sono: Jenin, Gerico ed  Hebron 34,4%. Nella Striscia di Gaza il fenomeno è ancora più grave: si stima che oltre il 50% delle donne sposate subiscano violenza intrafamiliare.
 
Tuttavia, negli ultimi anni l’AP ha intrapreso importanti passi per assicurare un maggior rispetto dei diritti delle donne ed il loro empowerment: nel 2009 il Presidente Abbas ha firmato simbolicamente la CEDAW nel 2011il Ministero delle Donne ha prodotto la Cross-Sectoral National Gender Strategy 2011-2013 (CSNGS) e la National Strategy to Combat Violence against Women 2011-2019, la prima di questo tipo nella regione mediorientale.
 
L’Italia e le tematiche GEWE in Palestina
 
Le tematiche GEWE (Uguaglianza di genere ed empowerment delle donne) costituiscono un settore trasversale nel quale la Cooperazione Italiana in Palestina vanta una storia ventennale di competenza ampiamente riconosciuta in grado di indirizzare il lavoro dei paesi donatori e quello della società civile verso una programmazione congiunta cross-settoriale. Questo anche grazie al ruolo di Lead Donor europeo nel quadro del Piano di azione europeo per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne 2010-2015, assunto dal nostro Paese a febbraio 2013.
 
Con un investimento di oltre 11 milioni di Euro, l’Italia è stata in grado di svolgere nell’ultimo decennio una forte azione a favore dell’empowerment sociale, culturale ed economico delle donne palestinesi, che continua nel programma WELOD 2 Cooperazione Italiana e che è stato il filo conduttore  della programmazione triennale 2013-2015.
 
Con la creazione del Ministero degli Affari delle Donne nel 2003, l’Italia è stato uno dei primi donatori a sostenerne le policies attraverso il Programma TAMKEEN, che ha dato vita ai primi 4 Tawasol (Centri di formazione, informazione e comunicazione di carattere socio-economico, culturale e sociale) nei Governatorati di Nablus, Jenin, Betlemme, Hebron.
 
La Cooperazione Italiana ha anche avuto un ruolo pionieristico nell’affrontare il fenomeno della violenza contro le donne in Palestina attraverso la creazione, a partire dal 2001 a Betlemme, del “Centro Mehwar per la protezione e l’empowerment delle donne e delle famiglie” e nel 2009 degli sportelli antiviolenza “Zohra” in 3 villaggi marginalizzati del Governatorato di Hebron.
 
Il Centro è stato costruito con un finanziamento tramite la Banca Mondiale (2,4 milioni di Euro).  Inaugurato nel 2007 e gestito grazie alle competenze di organizzazioni locali ed italiane, è stato ulteriormente sviluppato tra il 2008 e il 2010 mediante UNWOMEN (2 milioni). Iniziativa chiave, essa ha contribuito a salvare centinaia di donne dalla violenza grazie sia alle strategie prescelte sia al forte partenariato costruito con enti locali e società civile: la diversificazione degli attori coinvolti è garanzia di sostenibilità e di ownership e, riconosciuta dalle Nazioni Unite, rappresenta un’esperienza pilota per tutto il Medio Oriente.
Dal 2008 al 2012 il Centro Mehwar ha assicurato assistenza a 286 donne e 79 bambini/e.
 

Nel 2008, il programma WELOD I è stato impostato intorno alla necessità di creare spazi, tempi ed opportunità di partecipazione per le donne nella vita pubblica sulla base dell’esperienza avviata con la costituzione di 4 centri centri di empowerment delle donne, denominati TAWASOL, nel precedente programma TAMKEEN.
I centri TAWASOL sono stati inclusi nel Piano di Riforma e Sviluppo palestinese 2008-2010 e, attraverso il Programma WELOD I fase, sono stati portati a 11, uno per ogni Governatorato della Cisgiordania.
 
Avviato nel febbraio 2010, il programma ha rafforzato il ruolo dell’Autorità Palestinese (in particolare MoWA e Governatorati) e delle organizzazioni della società civile nel mainstreaming delle politiche di genere e nell’attuazione di piani di sviluppo condivisi, finalizzati all’empowerment economico, sociale e culturale delle donne palestinesi e alla protezione dei loro diritti.  Il partenariato tra la società civile e le istituzioni ha garantito l’integrazione dei bisogni delle donne nei piani di sviluppo nazionali.
 
Il programma ha attuato un vasto intervento formativo in genere e sviluppo, creazione di piccole e medie imprese, lobby e comunicazione, produzione cinematografica, giornalismo sociale e tecniche audiovisive per la comunicazione e l’informazione.
Il programma  si è concluso nel 2012.

 
Dal febbraio 2013, Ii programma WELOD 2 sostiene il MoWA e i Governatorati della Cisgiordania nel rafforzamento istituzionale degli 11 centri Tawasol.
In linea con le strategie nazionali, l’iniziativa promuove l’empowerment socio-economico delle donne e il miglioramento dei servizi antiviolenza. Partendo dai risultati ottenuti nella prima fase, essa si concentra sulla creazione di punti di orientamento al lavoro e ai servizi di lotta alla violenza di genere e sulla promozione della reintegrazione delle donne vittime di violenza nella società.
Il MoWA e gli 11 Governatorati della Cisgiordania sono le controparti istituzionali a cui sono rivolte le attività di institution building, di gender budget, gender audit e gender accountability, mentre le oltre 230 organizzazioni di donne e istituzioni locali parte dei centri TAWASOL sono beneficiarie delle attività dei servizi di orientamento al lavoro e ai servizi antiviolenza.ia e secondaria e reintegrazione nella società delle donne vittime di violenza.

 
Nel 2013, in risposta alle richieste delle controparti locali e sulla base delle indicazioni dell’ "EU Plan of Action on Gender Equality and Women's Empowerment in Development 2010-2015" (the GAP) nei suoi obbiettivi specifici 7 e 8, la Cooperazione Italiana ha presentato una proposta di finanziamento del Programma triennale WELOD 3 per un ammontare di 3.300.000 Euro.
 
Il WELOD 3, approvato nel Direzionale del 19 settembre 2013, mira all’accrescimento delle opportunità di sviluppo socio-economico delle donne palestinesi e alla protezione dei loro diritti mediante un supporto al bilancio del Ministero degli Affari delle Donne (MoWA) e del Ministero degli Affari Sociali (MoSA), accanto ad attività in gestione diretta. In un’ottica di ownership e di institution building il programma prevede lo sviluppo di competenze specifiche all’interno del MoWA per promuovere il gender mainstreaming in tutte le istituzioni palestinesi e nella struttura di coordinamento degli aiuti (LACS), la formazione sulla pianificazione, l’analisi, il monitoraggio e la valutazione di genere dei Piani nazionali e dei settori di intervento. Il programma prevede altresí attività specifiche volte al sostegno dei servizi antiviolenza gestiti dal MoSA e la creazione, presso il MoWA, del primo Osservatorio nazionale sulle donne in difficoltà, la violenza di genere e lo stalking.
 
L’iniziativa si pone inoltre in sinergia con altri programmi inclusi nella programmazione triennale: Start up Palestine - Strumenti finanziari e assistenza tecnica per promuovere l’occupazione e la generazione di reddito in Palestina, per il settore sviluppo economico, e POSIT - Potenziamento del sistema di cure primarie nei Territori Palestinesi per il settore salute, L’iniziativa è inoltre finalizzata alla realizzazione delle attività di Lead Donor europeo dell’Italia nel settore “Gender Equality and Women’s Empowerment” (GEWE).
 

Audiodocumentari

  • Audiodocumentario realizzato da Michele Giorgio per Rete Uno in occasione della giornata internazionale delle donne: Michele ha voluto raccontare l’esperienza di Wafa Kiswani appartenente alla Federal Women Union, membro del centro TAWASOL di Gerusalemme. Wafa è beneficiaria del nostro corso di formazione in Documentazione della narrativa e della memoria storica femminile: clicca qui 
  • Nel  2013 la Cooperazione Italiana allo Sviluppo a Gerusalemme ha prodotto nell'ambito del programma WELOD (Women's Empowerment and Local Development) il video-documentario: "Fuori la violenza dalla nostra storia e dalle nostre vite". Nel documentario le donne palestinesi denunciano il femminicidio di 27 donne nel corso del 2013, e rivolgono un appello alla società per porre fine a queste morti e alla cultura misogina che ne è alla base. Le donne uccise vengono rappresentate dai foulard rossi che cadono dall'alto e dai loro nomi che appaiono. Le donne, ferme per strada, attirano lo sguardo dello spettatore e dei passanti, dando voce a chi non può più parlare e chiedendo l'impegno di tutta la società per porre fine a questa strage infinita.
    "Fuori la violenza dalla nostra storia e dalle nostre vite" - regia di Sahera Dirbas; soggetto e scenario di Carla Pagano e Anna Rita Ronzoni:clicca qui
     
  • WELOD Program - SPOT n.2 Campagna lotta alla violenza (15 novembre 2011): clicca qui
  • WELOD Program - SPOT n.1 Campagna lotta alla violenza (8 novembre 2011): clicca qui
AllegatoDimensione
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